Come si degusta un vino correttamente?

  • Autore: EMILIANO ROSSI
  • 06 nov, 2017
degustazione di vini

Alzi la mano chi, trovandosi a dover assaggiare il vino di fronte al cameriere, non si è mai sentito un po’ in imbarazzo a causa dell’inesperienza. Per fortuna in realtà basta davvero poco per imparare la tecnica giusta e iniziare poco a poco ad apprezzare le differenze di colore, profumo e sapore tra un vino e l’altro.

Scopriamo insieme tutti gli step necessari per assaggiare un vino come un vero intenditore.

Esaminare il colore

Si sa, anche l’occhio vuole la sua parte. Il vino non fa eccezione: non a caso prima di procedere all’assaggio vero e proprio il primo fattore da esaminare è proprio il colore.

Il bicchiere deve essere riempito per un terzo (se vi trovate in un locale probabilmente sarà il cameriere stesso a versare il vino per farv elo assaggiare), alzato tenendolo per lo stelo e inclinato contro uno sfondo chiaro che non ne alteri la colorazione e la trasparenza.

Un vino bianco può essere ambrato o con riflessi verdi, mentre il rosso può essere acceso o scurissimo; imparare a riconoscere le differenze di tonalità è il primo passo per diventare un esperto di vini.

"Avvinate" le pareti del calice

Sicuramente avrete già visto qualcuno far ruotare lentamente il bicchiere, ma forse non ne conoscete il motivo.

In realtà le tracce che il vino lascia sulle pareti del bicchiere ne indicano il grado alcolico: un vino molto alcolico risulterà più viscoso e quindi le gocce (i cosiddetti “archetti”) cadranno lentamente creando tracce molto strette.

Riconoscere il bouquet

Un buon vino si gusta con il naso prima ancora che con la bocca: annusate con calma il vino e fatelo ruotare di tanto in tanto con movimenti ampi, cercando di farvi un’idea delle note presenti nel bouquet.

Anche in questo caso l’esperienza sarà la migliore maestra.

Finalmente si assaggia!

Solo a questo punto potrete assaggiare un piccolo sorso di vino, con l’accortezza di non deglutire subito: cercate infatti di assaporare le sensazioni che il vino lascia in bocca, valutandone la corposità, la morbidezza e il sapore.

Dopo aver deglutito soffermatevi ancora un attimo, considerando gli eventuali retrogusti e la persistenza del vino.
Solo adesso potete finalmente sorridere al cameriere e confermare che il vino scelto è davvero ottimo... o meno!

Buon proseguimento!
Autore: EMILIANO ROSSI 06 nov, 2017

Alzi la mano chi, trovandosi a dover assaggiare il vino di fronte al cameriere, non si è mai sentito un po’ in imbarazzo a causa dell’inesperienza. Per fortuna in realtà basta davvero poco per imparare la tecnica giusta e iniziare poco a poco ad apprezzare le differenze di colore, profumo e sapore tra un vino e l’altro.

Scopriamo insieme tutti gli step necessari per assaggiare un vino come un vero intenditore.
Autore: EMILIANO ROSSI 16 ott, 2017

Quando si parla di bruschetta, si fa riferimento a uno dei piatti che riescono meglio a coniugare semplicità nella preparazione e un’intensa quanto piacevole sollecitazione del palato. Un piccolo ma significativo esempio di come i sapori primordiali, se adeguatamente combinati tra loro, riescano a offrire un appagamento dei sensi non sempre riscontrabile in piatti più elaborati.

Ma il segreto della bruschetta non è solo nella sua semplicità. La grande duttilità di questo piatto è un altro dei suoi punti di forza. Una bruschetta, nelle sue tante ricette alternative, può rappresentare un valido aperitivo, un gustoso appetizer , un tutto pasto informale o un valido compendio per secondi (specialmente di carne) e contorni. Inoltre si adatta sia al consumo a tavola che a situazioni meno stanziali, come ad esempio un barbecue in giardino (configurazione, quest’ultima, dove probabilmente dà il meglio di sé) o un picnic (a patto, ovviamente, di provvedere all’assemblaggio in loco).
Autore: EMILIANO ROSSI 16 ott, 2017

L’Italia è, insieme alla Francia, la patria d’elezione della biodiversità enologica, grazie all’ampia diffusione di vitigni autoctoni dalle caratteristiche più disparate, ma anche alla ricchezza del suo territorio e alla varietà delle tradizioni popolari attinenti alla vinificazione.

La Toscana è forse l’epitome massima di questo inarrestabile movimento, che fa della ricerca sul campo e della diversificazione produttiva due motivi d’orgoglio e di vanto.

I vini toscani, d’altronde, sono tra i più conosciuti e diffusi non solo in Italia, ma anche, e soprattutto, all’estero.

I dati di VinItaly, sotto questo punto di vista, non mentono: Chianti, Brunello e tutte le altre varianti del Sangiovese toscano risultano tra i vini italiani più esportati. Dagli Stati Uniti (uno dei mercati tradizionalmente più ricettivi) alla Cina (il nuovo grande competitor degli americani in termini di potere d’acquisto), passando per la Russia (altro paese che sta scoprendo poco a poco la ricchezza dei nostri prodotti enologici), la domanda si sta alzando vertiginosamente anno dopo anno.

E i nomi – e il gusto – dei vini toscani sono sempre più ricorrenti sul mercato internazionale, tanto da fare quasi ombra agli incrollabili francesi.

Se sarà vera gloria, solo il tempo potrà dirlo.
Intanto proviamo a conoscere da vicino gli artefici di questa piccola-grande rivoluzione e i territori da dove provengono.
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