Vini toscani: il vino per antonomasia

  • Autore: EMILIANO ROSSI
  • 16 ott, 2017
un vigneto in Toscana

L’Italia è, insieme alla Francia, la patria d’elezione della biodiversità enologica, grazie all’ampia diffusione di vitigni autoctoni dalle caratteristiche più disparate, ma anche alla ricchezza del suo territorio e alla varietà delle tradizioni popolari attinenti alla vinificazione.

La Toscana è forse l’epitome massima di questo inarrestabile movimento, che fa della ricerca sul campo e della diversificazione produttiva due motivi d’orgoglio e di vanto.

I vini toscani, d’altronde, sono tra i più conosciuti e diffusi non solo in Italia, ma anche, e soprattutto, all’estero.

I dati di VinItaly, sotto questo punto di vista, non mentono: Chianti, Brunello e tutte le altre varianti del Sangiovese toscano risultano tra i vini italiani più esportati. Dagli Stati Uniti (uno dei mercati tradizionalmente più ricettivi) alla Cina (il nuovo grande competitor degli americani in termini di potere d’acquisto), passando per la Russia (altro paese che sta scoprendo poco a poco la ricchezza dei nostri prodotti enologici), la domanda si sta alzando vertiginosamente anno dopo anno.

E i nomi – e il gusto – dei vini toscani sono sempre più ricorrenti sul mercato internazionale, tanto da fare quasi ombra agli incrollabili francesi.

Se sarà vera gloria, solo il tempo potrà dirlo.
Intanto proviamo a conoscere da vicino gli artefici di questa piccola-grande rivoluzione e i territori da dove provengono.

Chianti

Uno dei vini più iconici e riconoscibili del nostro paese, una vera e propria istituzione: quando pensi a un vino rosso, pensi a un Chianti. D’altronde, la fascinazione britannica e mitteleuropea per le valli dove viene coltivato ha radici profonde almeno tre secoli, e risale più o meno all’epoca del Grand Tour.

Una corrispondenza sentimentale che si è tramandata attraverso le generazioni, coinvolgendo nuovi popoli come gli americani o, più di recente, i russi.

Il Chianti cresce in un contesto collinare decisamente umido e ventilato, su un territorio uniforme e geologicamente accogliente.

I vitigni sono pertanto molto generosi quanto a produzione, ma non è l’aspetto quantitativo a fare la differenza.

La grande ricchezza minerale del territorio rende queste uve estremamente corpose, ricche di zuccheri e in grado di sprigionare sentori particolarmente variegati. Non a caso, il Chianti è uno dei vini che vanta il bouquet più ricco sia al naso che al palato.

Brunello di Montalcino

Nelle colline su cui aggetta questo paesino in provincia di Siena si coltiva uno dei vini più antichi che ci sia stato tramandato.

Un piccolo orgoglio locale che pur non vantando una produzione quantitativamente esuberante come altri vini è riuscito a guadagnarsi un posto al sole sul mercato italiano e internazionale. Merito dei suoi sentori intensi, del bel colore rubino e dei persistenti sapori fruttati.

L’ampia struttura lo rende un vino impegnativo per i neofiti, ma alla lunga si fa apprezzare per le qualità organolettiche pressoché inimitabili.

Montepulciano

Il cosiddetto Vino Nobile ha una storia tanto lunga quanto complessa, che affonda le proprie radici addirittura nell’VIII secolo dopo Cristo.

L’attualità, invece, parla di un’altra eccellenza delle colline senesi, non meno stimata e considerata sul mercato internazionale.

Rispetto al Brunello, il Montepulciano è un vino meno impegnativo, più leggero e gentile, pertanto può essere consumato con facilità anche da degustatori alle prime armi. Tuttavia il bouquet di sentori fruttati e floreali è altrettanto complesso e appagante.

Vernaccia di San Gimignano

Classico esempio di produzione fino a pochi anni fa confinata a un ambito poco più che locale, e oggi proiettata sulle tavole dei più importanti ristoranti internazionali.

Si tratta di un vino bianco prodotto nel senese che offre una ventata di freschezza e di effervescenza rispetto ai più severi vini rossi della zona.

Il suo bouquet mescola sentori agrumati, tracce di piante aromatiche e un caratteristico retrogusto a metà fra il legno e le mandorle amare. La produzione e la popolarità, neanche a dirlo, è in vorticosa ascesa.
Autore: EMILIANO ROSSI 06 nov, 2017

Alzi la mano chi, trovandosi a dover assaggiare il vino di fronte al cameriere, non si è mai sentito un po’ in imbarazzo a causa dell’inesperienza. Per fortuna in realtà basta davvero poco per imparare la tecnica giusta e iniziare poco a poco ad apprezzare le differenze di colore, profumo e sapore tra un vino e l’altro.

Scopriamo insieme tutti gli step necessari per assaggiare un vino come un vero intenditore.
Autore: EMILIANO ROSSI 16 ott, 2017

Quando si parla di bruschetta, si fa riferimento a uno dei piatti che riescono meglio a coniugare semplicità nella preparazione e un’intensa quanto piacevole sollecitazione del palato. Un piccolo ma significativo esempio di come i sapori primordiali, se adeguatamente combinati tra loro, riescano a offrire un appagamento dei sensi non sempre riscontrabile in piatti più elaborati.

Ma il segreto della bruschetta non è solo nella sua semplicità. La grande duttilità di questo piatto è un altro dei suoi punti di forza. Una bruschetta, nelle sue tante ricette alternative, può rappresentare un valido aperitivo, un gustoso appetizer , un tutto pasto informale o un valido compendio per secondi (specialmente di carne) e contorni. Inoltre si adatta sia al consumo a tavola che a situazioni meno stanziali, come ad esempio un barbecue in giardino (configurazione, quest’ultima, dove probabilmente dà il meglio di sé) o un picnic (a patto, ovviamente, di provvedere all’assemblaggio in loco).
Autore: EMILIANO ROSSI 16 ott, 2017

L’Italia è, insieme alla Francia, la patria d’elezione della biodiversità enologica, grazie all’ampia diffusione di vitigni autoctoni dalle caratteristiche più disparate, ma anche alla ricchezza del suo territorio e alla varietà delle tradizioni popolari attinenti alla vinificazione.

La Toscana è forse l’epitome massima di questo inarrestabile movimento, che fa della ricerca sul campo e della diversificazione produttiva due motivi d’orgoglio e di vanto.

I vini toscani, d’altronde, sono tra i più conosciuti e diffusi non solo in Italia, ma anche, e soprattutto, all’estero.

I dati di VinItaly, sotto questo punto di vista, non mentono: Chianti, Brunello e tutte le altre varianti del Sangiovese toscano risultano tra i vini italiani più esportati. Dagli Stati Uniti (uno dei mercati tradizionalmente più ricettivi) alla Cina (il nuovo grande competitor degli americani in termini di potere d’acquisto), passando per la Russia (altro paese che sta scoprendo poco a poco la ricchezza dei nostri prodotti enologici), la domanda si sta alzando vertiginosamente anno dopo anno.

E i nomi – e il gusto – dei vini toscani sono sempre più ricorrenti sul mercato internazionale, tanto da fare quasi ombra agli incrollabili francesi.

Se sarà vera gloria, solo il tempo potrà dirlo.
Intanto proviamo a conoscere da vicino gli artefici di questa piccola-grande rivoluzione e i territori da dove provengono.
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